Accessibilità culturale: Disney traduce 3 canzoni in ASL
Dal 27 aprile su Disney+ sono disponibili tre canzoni reinterpretate in lingua dei segni americana (ASL): Fai ciò che è Giusto da Frozen 2, Non si Nomina Bruno da Encanto e Oltre quel Reef da Oceania 2). Il progetto si chiama Songs in Sign Language ed è stato pubblicato in occasione del National Deaf History Month, il mese nazionale della storia dei sordi celebrato ogni anno negli Stati Uniti durante aprile.
Non si tratta di una traduzione nel senso tradizionale del termine. Disney Animation ha lavorato con il Deaf West Theatre di Los Angeles, una delle compagnie teatrali più importanti nel panorama della cultura sorda americana, coinvolgendo il regista Hyrum Osmond, il direttore artistico DJ Kurs, la coreografa Catalene Sacchetti e otto performer sordi. L’obiettivo non era trascrivere le parole in segni, ma restituire le emozioni, i concetti e le intenzioni narrative di ciascuna canzone attraverso la grammatica visiva e corporea dell’ASL.
Per farlo, un team di oltre 20 animatrici e animatori ha ricreato le sequenze quasi interamente da zero. I movimenti dei personaggi, le espressioni, la gestualità: tutto è stato riprogettato per essere fedele non al testo originale, ma al suo significato. Hyrum Osmond, il cui padre è sordo, ha raccontato che il progetto ha avuto per lui anche un valore profondamente personale.
Il risultato è disponibile su Disney+ insieme a uno speciale dietro le quinte che racconta il processo creativo. È un lavoro che ha richiesto mesi di collaborazione tra animatrici e animatori, performer sordi e specialiste e specialisti della lingua dei segni, e che dimostra che l’accessibilità, quando viene presa sul serio, non è una semplificazione. È una forma di cura.
Non esiste una sola lingua dei segni
Le lingue dei segni non sono universali. L’ASL è la lingua dei segni nata e sviluppata negli Stati Uniti, con una grammatica, un lessico e una cultura visiva propri. In Italia si usa la Lingua dei Segni Italiana (LIS), che ha una storia, una struttura e un’identità distinte. Ogni paese ha sviluppato la propria lingua dei segni.
Per facilitare la comunicazione in contesti internazionali, come conferenze ed eventi tra persone sorde di paesi diversi, esiste un sistema di comunicazione gestuale chiamato International Signs, riconosciuto dalla World Federation of the Deaf. Non si tratta di una lingua strutturata come la LIS o l’ASL, ma di un sistema pragmatico che attinge da più lingue dei segni nazionali.
Il progetto Disney, realizzato in ASL, è pensato per la comunità sorda americana. Per le comunità sorde di altri paesi, Italia compresa, la lingua è diversa. Non è un limite dell’iniziativa: è la realtà della diversità linguistica nel mondo delle lingue dei segni, che spesso non emerge nel racconto mainstream.
Cosa intendiamo per accessibilità culturale
Quando si parla di accessibilità nei luoghi culturali, musei, teatri, cinema, eventi, il pensiero va subito alle barriere fisiche. Rampe, ascensori, percorsi tattili. Elementi necessari, ma parziali.
L’accessibilità culturale riguarda la possibilità di fruire di un contenuto indipendentemente dalle proprie caratteristiche sensoriali, cognitive o motorie. Riguarda chi è sorda o sordo, chi è cieca o cieco, chi ha una disabilità intellettiva, chi ha neurodivergenze. Ma riguarda anche chi si trova temporaneamente in una condizione che limita la fruizione: una persona anziana con difficoltà uditive, un bambino o una bambina che non sa ancora leggere, una persona straniera che non padroneggia la lingua.
Il pubblico di un luogo culturale è eterogeneo per definizione. Tenerne conto nella progettazione non è un’aggiunta: è parte del lavoro.
Entrare in un museo senza poterlo vedere
Provate a immaginare: entrate in un museo. Le didascalie sono in caratteri piccoli, senza versione semplificata. Non c’è audioguida. La visita guidata non ha un interprete LIS. I video non hanno sottotitoli. Le opere non sono descritte per chi non le può vedere.
Per una persona sorda la visita è parziale. Per una persona cieca è quasi impossibile. Per una persona con disabilità intellettiva è disorientante. Per una persona anziana con difficoltà cognitive è stancante.
Questa è ancora la realtà in molti luoghi culturali italiani. Non necessariamente per mancanza di volontà, ma spesso per mancanza di consapevolezza su cosa sia concretamente possibile fare. Tutto questo è accessibilità culturale: la possibilità concreta di partecipare, non solo di essere presenti.
Il quadro normativo di riferimento
La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009, riconosce il diritto alla partecipazione alla vita culturale su base di uguaglianza. L’European Accessibility Act, recepito in Italia con il D.Lgs. 82/2022, introduce obblighi sull’accessibilità dei servizi digitali, con ricadute dirette sui siti web e le app dei luoghi culturali.
Il Codice dei Beni Culturali prevede che i luoghi di cultura garantiscano l’accessibilità alle persone con disabilità. Molti musei storici si trovano in edifici vincolati, ma questo non esime dall’intervenire su comunicazione, formazione del personale, strumenti digitali e contenuti.
La formazione come punto di partenza
L’iniziativa Disney non è arrivata per caso. Dietro c’è una scelta precisa, risorse e competenze specifiche. Lo stesso vale per qualsiasi luogo culturale, con le proprie proporzioni.
Chi accoglie il pubblico ogni giorno si trova spesso a gestire situazioni che riguardano l’accessibilità senza strumenti adeguati. Come si comunica con una persona sorda? Come si accompagna una persona con disabilità intellettiva durante una visita? Sono domande concrete, che richiedono risposte concrete.
La formazione è uno dei passi più immediatamente praticabili.
Parlare di accessibilità culturale significa riconoscere che il diritto alla cultura non è uguale per tutte le persone, e che questo si può cambiare. La notizia Disney fa notizia perché è ancora un’eccezione. La direzione però è chiara: l’accessibilità culturale si costruisce con scelte concrete, non con dichiarazioni di principio.
Una canzone in LIS, una didascalia in Easy to Read, una visita guidata con interprete: sono passi che cambiano l’esperienza di chi altrimenti resterebbe fuori.